giovedì 12 febbraio 2015

Perché Sanremo è Sanremo

Sanremo divide le masse. La maggior parte lo critica fino alla morte e continua a ripetere "che schifo, ma come si fa a guardare una cosa del genere" ma è lì incollata a guardarlo.
C'è poi quella fetta di pubblico che lo aspetta con ansia ed è pure orgogliona di seguirlo. 
E' una delle settimane televisive più divertenti dell'anno; sin da quando è stato annunciato il cast ho capito che sarebbe diventato il mio Natale: trash, TRASH COME SE PIOVESSE! 

Ma soprattutto, qua si tifa chi ha reali chance di vincere l'Eurovision. Fottesega del più bravo e della canzone più bella. Qui si vogliono soddisfazioni per Maggio, quando anche San Marino dovrà essere costretta a votarci. 
Prima dell'inizio del Festival i miei papabili erano "Il Volo" e Plati/Di Michele. Dopo averli sentiti (e conseguenti stonature multiple di Grazia, ma non avevamo dubbi) io punto tutto sui tre tenorini, il Marpione, l'Occhialuto e Porthos, 
Hanno la canzone perfetta per ammaliare l'Est Europa, già me li vedo con una scenografia e coreografia sobria, del tipo palle di fuoco, trapezisti e luci psichedeliche. 
I "giornalisti" li hanno massacrati ma non vedo come possano mai essere peggio di Bianca CHIIIII?, Dear Jack, Di Michele/Plati, Tatangelo e compagnia bella. C'è di peggio, molto di peggio. Almeno i 3 ragazzetti che se la credono tantissimo sanno cantare. 
Abbigliamento giuovane nel caso in cui qualcuno si dimenticasse che son giovani veramente.
Intanto la classifica dei più antipatici, rivista e corretta:

1. I  soliti idioti
2. Tatangelo
3. Moreno
4. Nina Zilli 
5. Malika Ayane

Le cantanti che gesticolano ossessivamente, che fanno quel miliardo e mezzo di vocalizzi, birignao immensi piazzati lì solo per innervosire, non le reggo.

Non parlo di tutti i cantanti perché non avrei nulla da dire su molti di loro (Lara Fabian una su tutti), gli unici due che potrebbero piacermi al secondo ascolto sono Irene Grandi e quell'uomo che più invecchia e più diventa manzo: Nek. Sono gli anni 90 e non ce ne siamo accorti. 

Ma passiamo ai due momenti, entrambi della prima serata, degni di nota (d'altronde nella seconda il superospite è stato Biagio Antonacci e direi che si commenta da solo).
Il primo con l'anagramma di Notizia: ma la bravura di Titty! Ma invitiamolo sempre e facciamogli vincere tutto!
Il secondo è l'evento del secolo: ALBANO E ROMINA.
Avessero preso due persone del pubblico che non si erano mai viste prima, avrebbero sicuramente avuto più affiatamento dei due ex coniugi/miniere d'oro. Lontani due metri e fregandosene altamente di una cosa chiamata "tempo", hanno cantato per i fatti loro senza mai preoccuparsi troppo della presenza dell'altro.
Romina schifata alla richiesta del bacio il TOP! E' stato un momento talmente trash che c'è stato il rischio di andare in overdose. E lo so che il momento karaoke è partito a tutti!

Passiamo alle vallette, showgirl, avete capito. 
Arisa è fuori come un balcone, nella seconda serata già migliorata parecchio rispetto alla prima.
Emma. Adesso tutti vi aspetterete le critiche verso Emma, invece sono una delle poche che la sta apprezzando.
Ha migliorato la dizione (ogni tanto parte qualche doppia di troppo, ma ehi, il salentino è duro a morire), ha migliorato la camminata da camionista, i vestiti non sono stati malaccio, è abbastanza spigliata, ma soprattutto è veramente bella.
L'inutile è Rocio la fidanzata di Bova, che ci sta a fare lì? La quota gnocca per me è già coperta da Emma ripulita.
Voglio ricordare che è stata valletta anche la Canalis. Direi che è difficile fare di peggio.

Per ora Conti va applaudito solo per una cosa: l'aver piazzato i Giovani alle 20.30. 

lunedì 9 febbraio 2015

La strada per gli Oscar - Capitolo Due

Ieri sera si sono tenuti i BAFTA e per la prima volta non ci sono premi per i quali sono insoddisfatta. Il miracolo è talmente grande che oggi nevica anche in Terronia. 
Eddie Redmayne sembra ormai essere lanciato per il riconoscimento più importante - ma non diciamolo troppo forte per evitare di portargli sfiga - Julianne Moore ha già l'Oscar in tasca e Whiplash ha sorprendentemente vinto 3 BAFTA (sorprendentemente solo perché è stato considerato fino ad ora un outsider e pensavo ne portasse a casa solo uno). 
Il red carpet è stato più che buono, talmente buono che due abiti li avrei visti bene agli Oscar: 
Foto www.redcarpet-fashionawards.com
Lea Seydoux ha il grande potere di scegliere solo quei pochi abiti Prada che fanno la loro porca figura sul red carpet. Il solo problema è che ogni volta che vedo un abito giallo mi viene in mente lei, o meglio, mi vengono in mente loro e parte subito il momento lacrimoni. 
Laura Haddock mi è sconosciuta, almeno a primo impatto. Per quanto non sia una superfan degli abiti principeschi, questo (Ashi Studio Couture) è talmente delicato ed etereo da risultare perfetto. Forse un po' sprecato in veste di accompagnatrice, ma di sicuro si è fatta notare. 
Per concludere sull'argomento: viste le temperature gelide di Londra, come fanno a non congelarsi? 

Ma è il momento di ritornare in tema e parlare di altri 4 film. E' la volta di quelli che fino ad ora reputo i migliori.  


Best picture
actor in a leading role
actor in a supporting role
actress in a supporting role
cinematography
directing
sound editing
sound mixing
writing - original screenplay

Birdman è quanto di più vicino ci sia alla perfezione. Funziona tutto: la storia, l'ambientazione, il cast, le musiche, la fotografia. Si tocca con mano il mondo teatrale, il dietro le quinte, gli scleri degli attori, la loro passione per la recitazione, il rapporto malato coi giornalisti, le prime. 
Birdman mi ha conquistato sin dai primi minuti, l'attenzione non è venuta meno nemmeno per un minuto e sono stata rapita dagli immensi occhi blu di Emma Stone (ma li ha avuti sempre così grandi?). Non sono nemmeno in grado di esprimere un commento più articolatp, l'unica "parola" che mi viene in mente per descriverlo è ISSIMO. 

VOTO: 9 e mezzo 

Best picture
Actor in a supporting role
film editing
sound mixing
writing - adapted screenplay

Whiplash è ansia, passione, totale senso di abnegazione, sofferenza, forza.
J.K. Simmons è il vero gigante, il suo personaggio geniale e profondamente antipatico. Miles Teller riesce bene a tener testa a quel mostro di bravura che è Simmons.
Nonostante la tematica sia forse un po' banale e molto sfruttata - di film su giovani artisti che azzerano la propria vita per perseguire un sogno e son pronti a qualsiasi tipo di sofferenza se ne son visti parecchi - Whiplash incanta.
Ogni volta che vedo film del genere penso che, in quelle condizioni, non resisterei nemmeno due giorni, divorata dal'ansia (che si sa, io e la gestione dell'ansia due mondi paralleli). Al secondo cazziatone butterei tutto all'aria e cambierei vita. E' forse anche questo che mi affascina sempre tanto.
Aggiungiamoci il jazz che è sempre un piacere sentire.

VOTO: 9+


Best picture
Actor in a supporting role
Actress in a supporting role
directing
film editing
writing - original screenplay

Quella di Boyhood è una storia ordinaria, di una famiglia con molti problemi, un padre che cerca di fare del suo meglio per essere presente, una madre che deve occuparsi di tutto e spera che risposarsi sia la soluzione definitiva, di due bambini che cercano di adattarsi ai genitori separati.
E' la realizzazione ad essere straordinaria. Il film copre 12 anni, 12 anni reali. Davanti al trascorrere degli anni, al crescere dei bambini, alle trasformazioni dei protagonisti non si può che rimanere estasiati, siamo testimoni del passare del tempo. Boyhood è già storia.

VOTO: 8 e mezzo


Best foreign language film
Cinematography

Se *qualcuno* non me lo avesse caldamente consigliato (e da tempo ho capito che devo fidarmi senza stare lì a rifletterci troppo) probabilmente Ida non lo avrei mai visto. Non per pregiudizi o roba simile, ma perché il film è in polacco.
Ida è innanzitutto una gioia per gli occhi, in bianco e nero. Il pregio più grande è l'avere una storia sempre coerente coi personaggi e molto onesta. La narrazione pulita, senza fronzoli e drammi inutili.
Ho apprezzato molto il finale che spazza via qualsiasi ipotesi banale.
E dura solo 80 minuti.

VOTO: 8 e mezzo

sabato 7 febbraio 2015

La strada per gli Oscar - Capitolo Uno

E' il primo anno in cui riesco a guardare più di 5 film candidati agli Oscar, quasi un miracolo. 
Ed io ci speravo che questo sarebbe stato l'anno giusto per recuperare tutti i candidati a Best Picture, ma l'Academy ha deciso di mettermi i bastoni tra le ruote e nominare American Sniper, che non ho la minima intenzione di vedere. 
Non mi piace il genere, il patriottismo dilagante lo sopporto poco, Bradley Cooper ancora meno. Me ne farò una ragione e sarà per il prossimo anno. 

Parto con il film che mi ha creato più problemi di tutti. 



Best picture
Directing
Cinematography
Costume Design
Film editing
makeup and hairstyling
music (original score)
production design
writing - original screenplay 

The Gran Budapest Hotel è uno di quei classici film che mi ricordano quanto sia una totale ignorante di cinema e mi fanno sentire piccola piccola. Questo perché, arrivati alla fine, mi viene sempre il dubbio che non li abbia capiti fino in fondo.
Ha una fotografia della madonna e su questo non ci piove. Ha una storia molto particolare ed un cast eccellente. Ma, pur riconoscendone la bellezza, a me non è piaciuto più di tanto.
Probabilmente è lo stile di Wes Anderson che non rientra esattamente nei miei gusti. 

Voto: 7
***
Best picture
Actor in a leading role
Actress in a supporting role
Directing
Film editing
Music - original score
production design
writing - adapted screenplay

E' un dolore parlare di The Imitation Game. L'ho aspettato per mesi, mi sono entusiasmata ad ogni recensione positiva e ad ogni commento che lo esaltava. Aveva tutti gli ingredienti perché mi piacesse alla follia: il genere (amo particolarmente le biopic), la storia, il cast.
Più alte sono le aspettative più cocente è la delusione. Fino ad ora è il film che ho trovato più debole, un potenziale immenso sprecato in una costruzione della storia superficiale e mai del tutto incisiva.
Se da un lato ho apprezzato la delicatezza nel trattare il tema dell'omosessualità attraverso i flashback, dall'altro troppo spesso ho avuto la sensazione che si volessero toccare tutti i principali punti senza mai soffermarsi e scavare più di tanto.
Solo due cose mi hanno convinto pienamente: l'interpretazione di Benedict Cumberbatch (non che avessi molti dubbi, è un fuoriclasse) e le musiche di Desplat. Per il  resto, di certo non si può dire che sia un  brutto film, ma sopravvalutato sì.
Non so quanto si possa meritare la candidatura a miglior film o a miglior sceneggiatura non originale (soprattutto, poi, quando è stato fatto fuori Gone Girl). Per non parlare di miglior attrice non protagonista, dove mi viene il dubbio che non avessero più altra gente da candidare. Il personaggio interpretato da Keira Knightley ha una scrittura scialba ed anonima, l'interpretazione dell'attrice non ha aiutato. Nei minuti finali il divario recitativo tra lei e Cumberbatch è talmente grande da minare l'intero impatto emotivo della scena.
Terminata la visione mi è rimasto poco o nulla. Solo la grande delusione per cui mi sono lamentata per giorni.

VOTO: 7 -   
***

Best picture
Actor in a leading role
Actress in a leading role
Music - original score
Writing - Adapted screenplay

Con The theory of everything è stato subito amore. Potrei non essere del tutto obiettiva, mi è piaciuto davvero tanto ed è il corrispondente di Saving Mr Banks dello scorso anno: il film che mi è entrato nel cuore e sono sicura ricorderò con affetto anche tra vent'anni.
Molti si sono lamentati perché il film esplora poco la parte scientifica di Hawking. Per me è il punto forte del film ed ha centrato perfettamente l'obiettivo che si era prefissato. D'altronde, trattandosi dell'adattamento del libro dalla ex-moglie Jane, non poteva essere altrimenti: si doveva dare risalto alla persona ed al suo dramma prima ancora dello scienziato. Avessero fatto entrambe le cose ne sarebbe uscito fuori un altro The imitation game, che si barcamena tra più livelli della storia senza colpire nel segno e senza trattare adeguatamente nessun aspetto.
Qui ci si concentra sull'uomo e la sua storia personale, con Eddie Redmayne che quella statuetta se la merita tutta e spero vivamente la vinca, con Felicity Jones che, con la sua recitazione naturale, mai sopra le righe, è stata PERFETTA.
Fotografia eccellente e musiche d'impatto, ben due citazioni di Doctor Who.
L'avevo detto che non sarei stata del tutto obiettiva: 
VOTO: 8 e 
***

Best actor in a leading role
Actor in a supporting role
Directing
Makeup and Hairstyling
Writing - original screenplay

Foxcatcher ovvero il film più lento del mondo.
Per una serie di motivi - troppo lento, troppi silenzi, la lotta come sport che ho sempre odiato e che trovo non abbia senso - il film non mi ha colpito più di tanto.
Ha il grande pregio di avermi fatto scoprire la bravura di Channing Tatum, ma forse il ruolo gli calzava a pennello visto che doveva interpretare praticamente l'uomo di Neanderthal, e di avermi fatto conoscere una storia vera di cui nulla sapevo.
Mark Ruffalo e Steve Carell trasformati grazie al make up, sono quasi irriconoscibili.
Il film ci ricorda, inoltre, che negli anni 80 ci si vestiva veramente di merda.

VOTO: 7 + 

mercoledì 4 febbraio 2015

Vanity Fair mi ama


L'invasione inglese ad Hollywood celebrata da Vanity Fair. 
Quando 3 video da 2 minuti scarsi mi fanno andare in brodo di giuggiole per evidenti motivi.
Adoro il 99% degli attori comparsi, l'1% è ovviamente rappresentato da Keira Knightley che però non riesce nel suo solito intento, rovinare tutto quello in cui compare. 


Vanity Fair
C'è mio marito, conosciuto ai più come Tom Hiddleston (ma ehi, Felicity Jones hai la mia benedizione e puoi farci quello che vuoi). 
C'è Matthew Goode. Come si fa a non adorare Matthew Goode? 
C'è il King in the North, Richard Madden, son passati due anni ed ancora non riesco a farmene una ragione. 
C'è Jamie Dornan che anche dopo l'uscita di 50 sfumature di minchia (cit.) per me rimarrà sempre Paul Spector il figo psicopatico. 
C'è Benedetto che è figo a prescindere. 

E poi Judi Dench, Michelle Dockery, Eddie Redmayne, Ruth Wilson, Felicity Jones, Sophie Turner, Natalie Dormer, Jeremy Irons ed il passo per l'adorazione è molto vicino. 
Insieme ad un'altra caterva di attori validissimi. 


Grazie Vanity Fair. Sembra quasi Natale! 
Quasi, perché potevi risparmiarti la Knightley. 

     

   

domenica 1 febbraio 2015

Pensieri seriali #1

E' ricominciato How to get away with murder.
Ma io l'ho mollato alla nona puntata, quando ormai era più il nervoso che mi faceva venire che le risate che mi provocava per evidenti momenti LOL.
E la sento già la vostra domanda: ma perché ne stai parlando? Perché ho visto il titolo della 1x10 ,"Hello Raskolnikov", e mi ha fatto venire in mente il mio professore di Diritto Penale. 

Già nelle prime puntate mi era saltato in testa il paragone e il risultato era scontato: cara Annalisa, fatti più in là, pensi di essere figa ma c'è qualcuno che ti supera alla grande. 
Tutto questo perché  il mio prof era molto più figo (non nel senso estetico del termine, anche se era giovane e con un certo fascino), ma perché era appassionato, profondamente acculturato e con un approccio alla lezione moderno. Credo di averlo amato definitivamente (l'aver organizzato i cineforum era già un ottimo punto di partenza) nel momento in cui, per fare un esempio, aveva nominato Raskolnikov.
Amore giusto un po' affievolito nel momento in cui sono andata a studiare il suo libro e gli smadonnamenti erano all'ordine del giorno. 

Mercoledì, finalmente, sono tornati i Jennings.
Quello che ho sempre adorato di questa serie è il raccontare la storia sotto diverse sfaccettature e la prima puntata della terza stagione me lo conferma ancora una volta.
Si parte dalla Storia, dalla morte di Breznev e dalle difficoltà della Russia in Afghanistan, per passare allo spionaggio puro che ogni santissima volta mi fa venire l'ansia, per arrivare al lavoro più duro: l'essere i genitori di due adolescenti, di cui una sul cretino andante.
E mi piace l'uso massiccio del russo (guarda e impara Marco Polo).
Matthew Rhys e Keri Russell si confermano straordinari (poi quando verranno considerati per qualche premio sarà sempre troppo tardi) e sì, ok, è una delle mie serie preferite. 

Intanto io non ho più parole per descrivere la bellezza della fotografia di Broadchurch (e la bravura della Colman: Anna Gunn, guarda e impara #2). Devo limitarmi durante la visione perché stare lì a fare stamp di ogni singolo fotogramma.
Menzione speciale per la casa in cui vive Claire, l'esterno è da TOPWOWCIAO.
Angolo period drama: dopo anni e anni a prendere la muffa in una cartella sul pc, finalmente ho recuperato Jane Eyre, miniserie  BBC in 4 puntate, con Ruth Wilson e Toby Stephens che fino ad ora avevo ignorato proprio per la presenza della Wilson che, a pelle, non mi sembrava adatta per il ruolo. 
A volte sbaglio anche io (chi l'avrebbe mai detto), la sua Jane mi è piaciuta molto così come il Rochester di Stephens.
Nel complesso la miniserie non mi ha fatto impazzire, buon prodotto ma la BBC sa fare decisamente di meglio (a partire dall'opening deludente). Tra l'altro, avendo raccontato la storia in 4 puntate, mi aspettavo che non eliminassero la scena del taglio dei capelli che ho sempre ritenuto fondamentale nel romanzo.
L'adattamento di Zeffirelli continua a rimanere il mio preferito. 
Da segnalare la presenza di Andrew Buchan (Broadchurch, The Honourable Woman) e Annabel Scholey che non è stata fortunata quanto i suoi colleghi perché è finita a fare Walking on Sunshine. 

Concludo con Galavant: vi prego date un'altra serie a Joshua Sasse che qui si entra in crisi d'astinenza!