La luce del sole sulla lunga strada bianca un nastro ai piedi della collina, le clematidi di velluto che fanno da cornice al davanzale della finestra ancora ti stanno aspettando. Ancora una volta l'ombroso laghetto vedrai increspato attorno ai piedi, e quando l'usignolo canterà nel bosco, senza saperlo tu potrai incontrare un altro sconosciuto, mia cara. E se non sarà tanto invecchiato come il ragazzo che conoscevi, meno superbo, e forse più degno, tu non lasciarlo andare... (la margherita è più sincera della passiflora!) e andrà tutto bene.
R.A.L.
Ci ho pensato un mese.
Ero tentata di scrivere qualcosa su Testament of Youth.
Mi sono resa conto che non ne sono in grado; la storia è troppo intensa, carica di dolore, di forza e di speranza, perché possa sporcarla con le mie parole.
Vi dico solo una cosa: fatevi un regalo e leggete il libro di Vera Brittain. Avrete l'onore di conoscere una splendida donna ed una storia autobiografica che vi farà riflettere come pochi libri sanno fare.
Non fate l'errore di vedere prima il film, sì, carino, ma nulla in confronto alle parole della Brittain.
Dopo due mesi ed una manciata di giorni, ieri ho visto le ultime due puntate della serie nata dalla penna di quel sadico bastardo di Kurt Sutter.
La prima cosa che mi viene da dire è che mi spiace non averla recuperata prima e non aver potuto vivere almeno un paio di stagioni in contemporanea. Il binge watching non mi si addice e mi toglie molte delle emozioni che vivrei con una visione cadenzata settimanalmente e nel corso degli anni.
Recuperare 92 episodi in poco significa non avere il giusto tempo di affezionarsi ai personaggi, non soffrire per la loro sorte appesa ad un filo perché il prossimo episodio è lì che ti aspetta e lo vedi subito.
E' una serie che avrebbe potuto farmi piangere parecchio perché il materiale c'era tutto, ma nonostante mi abbia emozionato in più punti nelle varie stagioni, la pelle d'oca ed i lacrimoni mi sono venuti solo in tre occasioni.
Sons of Anarchy ha 3 grandissimi pregi:
- il cast
- la colonna sonora
- una conclusione perfetta.
Sul finale non ho nulla da dire e mi inchino al genio malato di Sutter (per chi non lo avesse ancora visto, fermatevi qui perché vi spoilero il finale).
Doveva andare così, con una fine che potrebbe apparire molto amara ma che invece è un atto di amore e di libertà.
Jax salva il suo club dal macigno di uccidere il suo Presidente, salva i suoi bambini da Charming, dai sons, ma principalmente da lui stesso. Riesce finalmente nello scopo che il padre aveva provato a raggiungere, senza successo: evitare che i figli possano diventare dei criminali assassini.
Non considero quello di Jax un suicidio (di certo lo è nel senso stretto del termine), ma l'ennesima morte provocata da una madre degenere.
Gemma Teller nella penultima puntata si autoincensa dicendo di non essere stata una buona figlia e moglie ma di essere stata un'ottima madre. Ah Gemma, pazza visionaria, sei stata il cancro della tua famiglia e del club, matriarca possessiva all'inverosimile, hai portato alla distruzione l'unico figlio che ti era rimasto.
Gemma è uno dei personaggi più controversi. Fino alla terza stagione mi è piaciuta tanto, anche nei suoi estremismi e violenze, a partire dalla quarta stagione è pian piano salito l'odio verso una donna che stava portando alla distruzione l'intero SAMCRO.
C'è da dire che l'odio che ho provato verso Clay Morrow, però, è insuperabile. Peccato per i colpi finali. Ho avuto l'impressione che la sua storia sia stata tirata inutilmente per le lunghe.
Per carità, avere Ron Perlman in giro per un'altra stagione non poteva che essere positivo, ma avrei preferito una conclusione più celere. In definitiva, la sua morte è arrivata in un momento in cui di lui ormai mi fregava poco e nulla.
Chi ho amato dalla prima all'ultima puntata, senza mai ripensamenti, è Tara.
Una donna forte, sicura di sé, capace di non farsi intimidire né dal marito, che comunque ha sempre amato, anche nei momenti peggiori, né da quella sciagurata di suocera che ha tentato di mettere i bastoni tra le ruote in tutti i modi.
Sapeva perfettamente che avrebbe fatto una brutta fine, ma doveva tentare, doveva cercare di salvare i suoi figli da un mondo marcio e malato.
Alla fine ci è riuscita.
Io starei qui a parlare per ore, 7 stagioni sono un'infinità e di personaggi ce ne sono stati a milioni (così come le morti), potrei parlare di Tig, il mio preferito dei SAMCRO per cui sono stata in pena quelle 4 stagioni ed invece, per una volta, avevo puntato sul cavallo vincente, è arrivato VIVO E VEGETO ALLA FINE.
Potrei parlare di quante volte abbia dovuto chiudere gli occhi e ho giurato che non mi lamenterò mai più di Ciccio Martin perché Game of Thrones in confronto è una passeggiata di salute.
Potrei dilungarmi su un personaggio che mi ha colpito tanto e che trovo sia stata un'ottima aggiunta: Nero Padilla è uno dei pochissimi personaggi che cercano di mantenersi sempre positivi, ha cercato di salvare madre e figlio, non sapendo che il loro destino era segnato e non si poteva fare nulla.
Concentrandomi sugli attori devo dire che in tutti questi anni ho sempre letto elogi sperticati su Katey Sagal, attrice straordinaria, nulla da dire, ma i due che mi hanno convinto più di tutti sono stati Ron Perlman e Charlie Hunnam.
Hunnam è cresciuto con il suo personaggio, è maturato come attore e nelle ultime 3 stagioni mi ha stupito tantissimo. E' passato dall'essere un attore discreto ad un attore coi controcazzi, capace di impersonare un uomo lacerato dal dolore, diviso tra la sua famiglia ed i SAMCRO, un assassino spietato dolce con i figli.
Terza e quarta stagione sono le mie preferite.
Ho trovato la settima, invece, troppo lunga e confusionaria. Si sarebbe potuto sforbiciare qua e là senza troppi problemi.
Sons of Anarchy è un'ottima serie non priva, però, di difetti, qualcuno anche di troppo.
Per citarne uno, la scena finale: inseguimento troppo lungo e surreale, ma fin qui si chiude un occhio senza problemi, che avrebbe potuto concludersi in modo perfetto con il sorriso di Jax ed è invece stato macchiato dalla scena dell'impatto di qualità scadentissima e dall'ultima inquadratura dei corvi.
Benché apprezzi la simbologia del pane, del vino, del sangue e la chiusura sui corvi riprendendo l'inizio della serie, la realizzazione è mediocre. Un vero peccato, perché sporca gli ultimi minuti finali che avrebbero meritato un 10 per tutto quello che rappresentano.
O ancora l'inserimento del nuovo sceriffo, messo lì solo per la storiella con Chibs.
Concludo ricordando la Stahl, uno di quei personaggi che in teoria avrei dovuto odiare perché minaccia concreta per i nostri, ma che ho adorato per il suo essere così borderline. Una stronza vera.
VOTO ALLA COLONNA SONORA: 10, una delle migliori del panorama televisivo.
PREMIO SPECIALE A KURT SUTTER per essersi dimostrato l'autore più sadico incontrato fino ad ora.
Oggi sono state rese note le nomination di quella gran vaccata che sono gli Emmy Awards, noti anche come "vediamo 4 serie in croce e non rompete il cazzo".
Già da questa prima frase avrete capito che nel giro di poche ore ho già finito gli insulti nei confronti di questi tipi fuori dal mondo, roba che nemmeno il culo di Jax Teller in questo momento potrebbe sollevarmi il morale.
No, ok, il culo di Jax Teller è la medicina a tutti i mali del mondo.
Comunque, dato che sono degli inetti, incapaci, ignoranti (le nomination non ve le linko nemmeno perché hanno delle mancanze VERGOGNOSE, tutto maiuscolo sì, VERGOGNOSE), ho deciso di istituire i FREMMYS, premio conferito da me medesima alle serie migliori dell'anno (tra quelle che ho visto, che chiaramente son di più di quelle viste dai tizi degli emmy).
MIGLIOR SERIE DRAMA:
The Americans
Mad Men
The Affair
Better call Saul
Halt and Catch Fire
House of Cards
Game of Thrones
Sono sincera, la miglior serie dell'anno è The Americans. Non ho alcun dubbio.
Ma Mad Men è alla sua ultima stagione, ha avuto un finale perfetto e non posso non darle la vittoria.
Cari russi, sono sicura che non mi deluderete nemmeno il prossimo anno.
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA IN UN DRAMA:
Keri Russell (The Americans)
Ruth Wilson (The Affair)
Taraji P. Henson (Empire)
Robin Wright (House of Cards)
Elizabeth Moss (Mad Men)
Julianna Margulies (The Good Wife)
Una Elizabeth incredula, qualcuno la considera!
Keri Russell domina. Nella terza stagione abbiamo avuto modo di vedere più lati del suo carattere, finalmente avere un qualche tipo di contatto con la figlia (povera, si è cresciuta da sola, praticamente), senza mai perdere di vista la madre patria ed il suo obiettivo principale.
Il finale, con le parole di Reagan in sottofondo, è stato di forte impatto e in una sola scena ha descritto perfettamente un personaggio così complesso.
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UN DRAMA:
Matthew Rhys (The Americans)
Bob Odenkirk (Better call Saul)
Aiden Young (Rectify)
Jon Hamm (Mad Men)
Kevin Spacey (House of Cards)
Justin Theroux (The Leftovers)
Un premio?!?! A me?!?!?!
L'unico premio in cui Jon Hamm vince effettivamente qualcosa. Il Leonardo di Caprio delle serie tv, lo strappamutande di cui i giurati hanno tanta paura.
Li avrei fatti vincere tutti (Rhys, tu sei il mio secondo preferito in assoluto, solo grandi cuori per te), ma Jon Hamm è dio.
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UN DRAMA:
Christine Baranski (The Good Wife)
January Jones (Mad Men)
Kerry Bishé (Halt and catch fire)
Carrie Coon (The Leftovers)
Lena Headey (Game of Thrones)
Olivia Williams (Manhattan)
Carrie Coon ha appena capito che qualcuno sa che esiste e non trattiene le lacrime.
Dico solo che reputo Carrie Coon una delle attrici più brave dell'intero panorama televisivo e cinematografico e si merita tutti i premi del mondo (per ora ti tocca solo il mio).
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UN DRAMA:
Ben Mendelsohn (Bloodline)
Jonathan Banks (Better call saul)
John Slattery (Mad Men)
Joshua Jackson (The Affair)
Stannis the Mannis (ci siamo capiti)
Matt Czuchry (The Good Wife)
Vittoria facile facile.
Ma la nomination a Matt Czuchry era un obbligo, in questa stagione ha finalmente avuto più spazio ed ha dimostrato quello che sapevamo già: è bravo.
Per altre categorie drama, per evitare di stare qui fino a domani, posso dire che lei (Linda Lavin - The Good Wife), si merita il premio come guest actress.
Passiamo alle comedy
MIGLIOR SERIE COMEDY:
Transparent
You're the worst
Grace & Frankie
Unbreakable Kimmy Schmidt
The last man on earth
Jane the Virgin
Mi rendo conto che qui ci siano delle grandi mancanze. Con Parks and Recreation e Veep ho dei limiti fisici (mi viene il mal di mare, non mi pare il caso di avere la nausea per tutta la durata della puntata), Louie è in lista, prima o poi verrà recuperato.
E la vittoria va al dramedy che mi ha conquistato
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UNA COMEDY:
Non credo di avere abbastanza nomi. Già è un miracolo che abbia visto tutte queste comedy nell'ultimo anno, dichiaro direttamente il vincitore:
Caitlin Jenner fatti più in là.
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA IN UNA COMEDY:
Come arrivare a 70 anni ed avere uno spirito più giovane di qualsiasi 20enne.
Non posso scegliere una delle due,sarebbe un delitto. O in coppia o nulla.
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA COMEDY:
Gaby Hoffman (Transparent)
Ali sta già festeggiando
MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA COMEDY:
Clamoroso ex aequo! Anche qui, non sono in grado di scegliere tra l'adorabile e fuori come un melone Tituss Burgess (Unbreakable Kimmy Schimdt) e il re indiscusso delle telenovele, Rogelio de la Vega (Jaime Camil, Jane the Virgin).
Ci sarebbero un altro miliardo e mezzo di categorie ma fa caldo ed il pc mi sta facendo fare la sauna.
E quindi è finita la seconda stagione di Penny Dreadful e sono ancora dubbiosa sul cosa pensarne.
E' un buon prodotto, con una buona storia e con alcuni attori superbi (leggi alla voce Eva Green e Rory Kinnear), ma nonostante riconosca degli evidenti pregi continua a non convincermi del tutto.
Penny Dreadful non mi ha ancora conquistata, nonostante siano ormai andate in onda 18 puntate.
Questa seconda stagione mi è piaciuta meno della prima, mi ha annoiato in alcune puntate, e mi ha impoverito quello che era stato uno dei miei personaggi preferiti nella prima stagione: Victor.
Tutta colpa di Billie Piper, Re Mida al contrario.
Appena si relaziona con qualcuno, quel personaggio cala drasticamente e perde di qualità. Era successo con l'Ethan Chandler di Josh Hartnett, che nella prima stagione non aveva trovato una valida collocazione ed è invece risorto nel momento in cui si è liberato della palla al piede/Brona. E' successo in questa seconda stagione con Victor. Un'attrice che considero alquanto mediocre, che ha dimostrato di essere capace solo in un'occasione. Peccato che poi sia ripiombata nella mediocrità.
Ma Penny Dreadful ha anche un altro grande difetto, Dorian Gray. Inconsistente, inutile, scritto male e recitato peggio. Un peccato l'aver inserito un personaggio di quel calibro e poi averlo ridotto così.
Voto alla seconda stagione: 7
Ho dato un chance a Sense 8 che da qui in poi sarà chiamato amichevolmente Non Sense 8.
Il pilot dicono duri 1 ora e qualcosa ma mentono, dura 4 ore e mezza. Ma ho resistito e sono andata avanti su consiglio di chi mi diceva "vedrai che migliora". A metà quarta puntata volevo abbandonare, poi un finale che è anche l'unica cosa realmente meritevole che ho visto, mi ha fatto andare avanti per altre due puntate.
Alla sesta ho staccato la spina.
Io e i Wachowski chiaramente non andiamo d'accordo (d'altronde considero Cloud Atlas una cagata assurda nonché 3 ore della mia vita buttate nel cesso) e in questa serie i problemi sono tanti.
Che le idee ci siano e siano anche buone non lo metto in dubbio, ma manca completamente, a mio parere, una valida costruzione della storia.
E' come se avessero pensato ad una serie di idee geniali e poi le abbiano buttate tutte nel calderone non preoccupandosi minimamente di dar loro una forma.
"E' figo questo!"
"Sì!! Come lo colleghiamo al resto?"
"C'è bisogno di collegare?!?!"
Aggiungiamoci che nessuno degli attori mi è parso chissà cosa, che quasi tutti i personaggi mi stavano sulle balle e che in alcuni punti raggiunge alti picchi di trash ed abbiamo un bel
Voto parziale (che tale rimarrà): N.C.
E per finire due parole sulla sesta stagione di Community.
Non pensavo si potesse far peggio della quinta. Ci son riusciti.
In più di un'occasione mi sono vergognata per gli attori, la cosa più brutta che uno spettatore possa mai pensare.
Ho anche saltato alcuni episodi perché era veramente uno strazio continuare a seguirli e assistere alla distruzione di una delle comedy più belle degli ultimi anni. Hanno saputo risollevarsi con un bel finale ma la mia fiducia in Dan Harmon è talmente bassa che spero vivamente si chiuda tutto qui e l'idea del film venga accantonata.
Adesso però devo solo far finta che tutto il resto della stagione non esista.
Giacomo Leopardi mi ha sempre affascinato, lui ed il suo pessimismo che, in termini molto più bassi e spiccioli, sento di condividere.
Ma il caro Giacomo non me ne vorrà se trasformo il titolo del film al plurale, ricomprendendo in tal modo non solo il poeta ma anche il suo interprete sullo schermo.
"Il giovane favoloso" è la celebrazione di un personaggio immenso, colto, come pochi altri lo sono stati, e sensibile. Per rendere giustizia ad una persona di questo calibro era necessario un attore "favoloso" che potesse rendere su schermo l'universo leopardiano, complesso, triste, infelice, ma anche ironico.
Elio Germano è perfetto nel ruolo.
Il film ripercorre le tappe più importanti della vita di Leopardi, iniziando e soffermandosi particolarmente sulla sua infanzia e adolescenza in quel di Recanati, nella casa paterna.
Gli eredi Leopardi hanno appoggiato in toto il progetto di Mario Martone ed hanno aperto la casa natale del poeta perché qui venissero girate alcune scene.
E dunque la biblioteca in cui Giacomo si forma e trascorre gran parte delle sue giornate diventa protagonista e luogo simbolo della pellicola.
Più di una volta mi sono chiesta che sensazioni devono aver provato gli attori girando lì, in un luogo così pieno di significato.
Ad una madre severa ed anaffettiva ed un padre di poco migliore si contrappone lo splendido rapporto che Giacomo ha con i suoi fratelli (qui ne vengono presentati solo due, Carlo e Paolina), di amore e di sostegno.
Amore e sostegno che Leopardi troverà anche in Pietro Giordani e nel suo carissimo amico Antonio Ranieri (Michele Riondino), che lo seguirà nei suoi spostamenti in giro per l'Italia e lo accudirà fino alla fine.
Il giovane favoloso non impressiona solo per l'immensa prova di Germano e l'intelligente inserimento delle poesie di Leopardi, recitate da lui stesso e nei luoghi in cui queste hanno trovato ispirazione, ma colpisce anche per la favolosa ambientazione e fotografia.
Un unico piccolo difetto: Anna Mouglalis nei panni di Fanny. Inconsistente ed anche un po' incapace.